Psicologa, Psicoanalista, Prof.ssa di Filosofia e Scienze Umane | Salerno (SA)

La psicoanalisi

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Che cos’è la psicoanalisi?

Un’altra teoria psicologica diffusasi nei primi anni del 900 fu la psicoanalisi il cui fondatore fu un medico viennese Sigmund Freud. Si tratta di una teoria generale della PERSONALITÀ, ma anche una nuova concezione globale dell’uomo e della società che ebbe un impatto rivoluzionario in tutti i campi del sapere umano.

La psicanalisi si basa principalmente sulla scoperta dell’inconscio, un livello profondo e inconsapevole della psiche, inaccessibile alla coscienza, in cui vengono collocati i contenuti psichici, come ricordi, emozioni e pensieri, che vengono allontanati da essa in virtù della rimozione perché considerati spiacevoli o moralmente inaccettabili.

L’altro principio è il determinismo psichico: nella vita psichica ogni atto è determinato da un altro che ne costituisce la causa. Un altro importante concetto è quello di pulsione intesa come carica di energia psichica che determina uno stato di tensione che l’organismo cerca di scaricare sia mediante il suo soddisfacimento, sia mediante la rimozione.

I tre punti di vista della teoria freudiana

Il punto di vista topografico

Secondo il punto di vista topografico l’apparato psichico è un territorio diviso in tre regioni differenti ma in continua interazione tra loro : conscio, preconscio e inconscio.

L’immagine che meglio rappresenta la divisione topica dell’inconscio è quella dell’iceberg dove la parte sommersa rappresenta l’inconscio, costituito dai contenuti inconsapevoli che hanno una notevole influenza sul comportamento dell’individuo.È la parte nascosta ma molto importante nel determinare la nostra personalità.

La parte visibile dell’iceberg rappresenta la coscienza ed è costituita da elementi consapevoli come i pensieri, i sentimenti e le emozioni. Il preconscio viene paragonata alla linea di galleggiamento dell’iceberg e corrisponde al confine tra conscio e inconscio. Esso raccoglie tutto i contenuti inconsci che possono diventare consci con una certa facilità.

Il punto di vista strutturale

In un secondo momento Freud propose un’altra ripartizione del sistema psichico chiamandola seconda topica. Questo modello è detto anche strutturale ed è composto da tre istanze o strutture legate tra di loro: l’Es, l’ Io, il Super io.

L’Es è l’istanza psichica completamente inconscia e rappresenta la parte inaccessibile della personalità di cui è la componente istintuale primitiva. È il serbatoio di pulsioni e per questo è considerato la fonten dell’energia psichica. Il suo funzionamento è regolato dal principio del piacere secondo cui ogni desiderio deve essere immediatamente appagato. È contraddistinto da una modalità di pensiero primitiva ed è priva di logica razionale che Freud chiama processo primario. L’Es si può conoscere attraverso l’influenza che esercita sull’ io e super io, è presente sin dalla nascita e se ne possono vedere tracce nei sogni e nell’ immaginazione.

L’ Io rappresenta la componente organizzata della personalità ed è prevalentemente conscio. Esso ha origine dalle esperienze percettive e si forma quando l’Es si rende conto che non è sempre possibile soddisfare direttamente i propri desideri. L’ Io è guidato dal principio di realtà con il compito di mediare le richieste dell’Es e del Super-io e si serve del processo secondario. Questo corrisponde al pensiero razionale, logico e organizzato che permette all’ Io di considerare diversi aspetti della realtà, di comprendere le conseguenze delle azioni future e di prendere le decisioni più adatte.

Il Super-io è l’istanza della personalità prevalentemente inconscia e contiene le norme derivanti dalle proibizioni imposte all’ individuo nei primi anni di vita. Rappresenta la coscienza morale ed è all’origine del senso di colpa e di vergogna. Si sviluppa quando il bambino introietta i valori e le regole genitoriali. Tale istanza è funzionale all’ordine sociale perché prescrive i comportamenti conformi alla legge e indirizza la ricerca del piacere del singolo verso obiettivi accettabili e utili alla comunità.

Il punto di vista dinamico

Secondo il punto di vista dinamico l’ individuo è pervaso da un’energia psichica che alimenta le pulsioni, impulsi psicologici dai quali non ci si può sottrarre. Essi sono espressione di uno stato di tensione psichica che hanno origine in un eccitamento interno al corpo e che, raggiunto un certo livello di intensità, cercano un modo per scaricarsi, spingendo l’individuo verso la gratificazione.

Quindi la pulsione è caratterizzata da una fonte, ossia l’origine della tensione, da una meta, lo scopo della pulsione, da un oggetto, cioè il mezzo tramite il quale si raggiunge la soddisfazione. L’energia psichica che sottosta alle pulsioni sessuali prende il nome di libido, una forza cieca e irrazionale che spinge l’individuo a cercare il piacere. Ha una connotazione sessuale ma spinge anche alla vita e alla conservazione.

Opposta ad essa secondo Freud vi è una tendenza all’autodistruzione che si esprime nell’aggressività. Le pulsioni libidiche e aggressive tendono ad armonizzarsi e a compensarsi secondo un modello che prende il nome di “teoria duale delle pulsioni”.

I meccanismi di difesa

Nella visione freudiana l’io è l’istanza della personalità che media tra le richieste incessanti dell’e, del super- io e quelle provenienti dal mondo esterno. Sentendosi continuamente minacciato dalle due stanze psichiche l’Io genera angoscia e per proteggersi mette in atto dei meccanismi di difesa. Essi hanno funzione di adattamento e conservazione e possono diventare patologici provocando nevrosi.

Le tipologie

I principali meccanismi di difesa sono: la rimozione, la proiezione, la formazione reattiva, l’identificazione.

Con la rimozione l’ Io impedisce di far approdare alla coscienza sentimenti, pensieri e ricordi sgraditi, dolorosi o avvertiti come immorali, i quali vengono relegati nell’inconscio per evitare che suscitino troppa angoscia. La proiezione è un meccanismo grazie alla quale attribuiamo ad altre persone pensieri, parole, emozioni e sentimenti considerati negativi. La formazione reattiva permette di convertire un sentimento considerato inaccettabile nel suo opposto per contrastarlo. L’ identificazione consiste nell’adottare tratti, qualità e caratteristiche di un’altra persona considerata desiderabile e ammirevole.

L’identificazione è importante per la crescita della persona e accompagna la maturazione dell’individuo nei primi anni di vita quando il soggetto sviluppa la propria identità.

Dalla coscienza all’inconscio

Il compito della psicoanalisi è la ricerca di segni o tracce utili per la ricostruzione di tali contenuti psichici rimossi, al fine di rendere il soggetto consapevole delle cause che sono alla base della nevrosi.

Particolarmente significativi sono i sogni e gli atti mancati. I sogni sono i sostituti deformati di contenuti presenti nell’inconscio. Il sogno è formato da un contenuto onirico manifesto costituito da immagini, situazioni ed emozioni che il soggetto ricorda coscientemente al suo risveglio e un contenuto onirico latente, costituito dai desideri rimossi. Il contenuto manifesto è il prodotto del lavoro onirico ossia una serie di operazioni psichiche con lo scopo di mascherare i desideri inconsci in modo che possono affiorare alla coscienza evitando la censura. Nel sogno, l’appagamento del desiderio avviene in maniera allucinatoria.

Gli atti mancati sono curiosi incidenti dell’agire quotidiano: dimenticanze, lapsus, ossia errori involontari, apparentemente insignificanti ma che in realtà rivelano la rimozione di qualche contenuto psichico. Gli atti mancati sono solo apparentemente casuali e rappresentano il fallimento del meccanismo della rimozione.

La teoria freudiana della sessualità

Nella teoria psicoanalitica ciò che viene rimosso affonda le sue radici nell’esperienza infantile dell’individuo.

Il materiale rimosso ha una natura prevalentemente sessuale per cui Freud cercò di stabilire un legame tra sessualità e infanzia, cosa che all’epoca scandalizzò l’ambiente scientifico. Egli considerò la sessualità come una dimensione dello sviluppo infantile e si presenta come una spinta verso la gratificazione di un desiderio o di un bisogno del proprio corpo. Dalle diverse localizzazioni della libido vengono denominate le varie fasi che scandiscono lo sviluppo psico-sessuale dell’individuo.

La fase orale interessa la zona della bocca, labbra e lingua, dura circa un anno e mezzo ed è caratterizzata dalle attività del succhiare, mordere e masticare che permettono al neonato di procurarsi una gratificazione di tipo sia libidico che aggressivo. Attraverso la bocca il bambino non solo garantisce la sua sopravvivenza ma instaura anche un rapporto affettivo con la madre. L’allattamento è il primo legame fondamentale che diverrà il prototipo per le future relazioni amorose.

La fase anale

Essa dura dai 18 mesi ai 3 anni circa. La libido investe la zona uretrale e anale. In questo periodo il bambino conquista la deambulazione e il controllo degli sfinteri. La tensione e il sollievo che il bambino nella fase anale sperimenta, producono sia piacere, sia senso di frustrazione. Pertanto si può generare uno stato di ansia connesso alle aspettative dei genitori. L’educazione sfinterica è molto delicata e può anche rappresentare una delle prime occasioni di conflitto con l’autorità adulta.

Se i genitori sono troppo esigenti e le richieste di pulizia diventano eccessive, allora la defecazione può generare angoscia e il piccolo può reagire trattenendo le feci per diversi giorni.

Se al contrario i genitori sono molto permissivi, allora il bambino tende a rilasciare le feci in maniera incontrollata. Nell’ambivalenza del dare e del trattenere il bambino sperimenta una modalità privilegiata di rapportarsi prima con la madre e poi col mondo esterno. L’eccessiva rigidità porta a sviluppare una personalità eccessivamente controllata, mentre un’eccessiva pemissivita’ porta a sviluppare una personalità disordinata, disorganizzata e tendente alla sporcizia.

La fase edipica

Fra i 3 e i 5 anni la libido investe la zona del fallo. In questo periodo l’interesse del bambino è rivolto al genitore del sesso opposto accompagnata da gelosia e sentimenti ambivalenti per il genitore dello stesso sesso.

Questa relazione immaginaria viene chiamata complesso edipico. Esso prevede che il bambino provi un inconscio desiderio sessuale per la madre e che viva sentimenti contrastanti nei confronti del padre che, da un lato ammira e dall’altro odia, perché potrebbe garantirsi l’esclusività con la figura materna. Pertanto il bambino teme di essere punito con la castrazione.

Il complesso edipico termina nel momento in cui il bambino si identifica con il padre, cioè ne assume gli atteggiamenti e ne interiorizza i valori. Per Freud la bambina vive in maniera meno intensa il complesso perché l’oggetto del desiderio diventa il padre nei confronti del quale si sviluppa l’invidia del pene. La figlia, infatti, a un certo punto, scopre l’esistenza di tale organo e questo la porta a nutrire rancore nei confronti della madre considerata responsabile di tale assenza.

Il suo sentimento di rivalsa la induce a desiderare un figlio dal padre come sostituto del pene. Tale aspettativa viene delusa e quindi la bambina si identifica con la madre.

La psicoanalisi rappresenta ancora oggi una formidabile chiave di lettura dell’inconscio e, attraverso una precisa metodologia, basata sulle libere associazioni e sull’interpretazione dei sogni, consente, in molti casi, la risoluzione della nevrosi.

 


Dott.ssa Antonella Buonerba

Docente di Teoria e Tecniche della Comunicazione e Relazione

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Dott.ssa Antonella Buonerba Psicologa, Psicoanalista, Prof.ssa di Filosofia e Scienze Umane
Salerno (SA) - Potenza - Napoli

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Iscritta all’Ordine degli psicologi della Campania n. 2635/A dal 25 maggio 2006
Laurea in Psicologia (indirizzo Psicologia clinica e di comunità)

 

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