Psicologa, Prof.ssa di Filosofia e Scienze Umane | Salerno (SA)

Racconto sotto l'ombrellone

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Racconto sotto l'ombrellone

Era un'estate di tanto tanto tempo fa, in vacanza con i miei in Toscana. Avevo, credo, intorno ai sedici anni, il sesso opposto era un pianeta ancora sconosciuto che, ovviamente, mi attraeva tanto. Ma io ero imbranato, le ragazze mi sembravano inarrivabili, ero trasparente, nel senso che loro non mi vedevano proprio.

Racconto sotto l'ombrellone

Mi sentivo goffo, incapace di articolare, al loro cospetto, frasi di senso compiuto. Tutte bellissime, tutte che avevano cose migliori da fare che notarmi o addirittura parlarmi. Ero lì da tre settimane, ancora un ultimo weekend e saremmo ripartiti.

Le mie giornate in spiaggia erano state scandite dai giochi in acqua con i miei fratelli più piccoli, da qualche momento al sole, da passeggiate e, soprattutto, da occhiate nascoste ad una ragazza molto carina a qualche ombrellone di distanza. Capelli corti, alta magra, un viso d'angelo e movimenti delicati. La seguivo con lo sguardo in modo furtivo sempre. Quando arrivava, quando si muoveva, quando interloquiva con i genitori, quando si alzava per andare in acqua, o al bar, o quando parlava con qualche amica.

La guardavo come si guarda un sogno, bella, sinuosa, eterea come solo le adolescenti sanno essere. La guardavo neanche con desiderio, ma con nostalgia, quella nostalgia di quando una cosa non l'avrai mai e neanche puoi permetterti di desiderarla. Era semplicemente inarrivabile e bellissima. Nell'ultimo weekend di quella struggente vacanza giunse a trovarmi un amico di Pistoia, un amico che avevo conosciuto da pochi mesi, molto intraprendente, chiacchierone, comunicativo, belloccio e ,soprattutto, bravo con le donne. Sarebbe stato due giorni con noi e poi saremmo partiti tutti assieme. Nella prima giornata non andammo al mare, non ricordo perché...forse era brutto tempo, non so. La mattina dopo invece si.

Io e Franco ci facemmo una passeggiata, qualche chiacchiera da amici, propositi per il fine estate, eravamo sulla riva. D'un tratto lei, sola, stava uscendo dall'acqua e si stava dirigendo verso la riva. Franco mi chiese se era lei quella di cui gli avevo parlato... mi fece segno e ci avviciniamo. E subito partì ..."ciao... come va?"
Io volevo sprofondare, lei, bella ed inarrivabile, una sorta di madonna, e noi che osavamo avvicinarci per parlarle in modo sfrontato. Lei invece, senza problemi cominciò a conversare, passammo almeno un'ora lì, sul bagnasciuga. Parlava Franco ma parlavo anche io, dapprima timidamente, poi con maggiore scioltezza.

Si chiamava Gianna era di Firenze e la cosa straordinaria fu che capii che sapeva tutto di me, come mi chiamavo, che ero con la famiglia, quello che facevo, cosa dicevo, quali erano le mie abitudini, perfino come si chiamavano i miei fratelli. In parole povere capii che lei, come me, aveva passato un'estate a guardarmi e a studiarmi di nascosto. Una mattinata magica; la sera poi partimmo tutti... solo a fine vacanza avevo capito che le piacevo e che ero stato un grande coglione e che la timidezza è la più grande nemica che possa avere un adolescente.

Non ho più rivisto Gianna, ma la lezione la porto ancora con me... imparai che la faccia tosta, ed un minimo di sicurezza, aprono, come nel burro, strade che altrimenti rimarrebbero sprangate.

Dott. Alessandro Turchi
Giornalista - Dirigente scolastico


Dott.ssa Antonella Buonerba Psicologa, Prof.ssa di Filosofia e Scienze Umane
Salerno (SA)

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Iscritta all’Ordine degli psicologi della Campania n. 2635/A dal 25 maggio 2006
Laurea in Psicologia (indirizzo Psicologia clinica e di comunità)

 

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