Psicologa, Prof.ssa di Filosofia e Scienze Umane | Salerno (SA)

L’empatia nel processo di transfert e controtransfert

  • Home
  • Articoli
  • L’empatia nel processo di transfert e controtransfert

L’empatia nel processo di transfert e controtransfert

La salute mentale del terapeuta è conditio sine qua non per raggiungere l'equilibrio necessario alla gestione del rapporto terapeuta-paziente. Altro momento importante, e dal quale non si può prescindere per il buon esito della terapia, è lo scambio energetico, o meglio, lo scambio d'amore tra i due soggetti di questa relazione. Ma le due cose non sono separate, anzi, potremmo affermare che sono strettamente connesse o, più precisamente, che sono interdipendenti.

Intelligenza emotiva

Ma cos'è precisamente la capacità d'amare o, più semplicemente, l'amore, e da dove nasce?

Non c'è una definizione precisa per la parola "amore", ma, tra le mille che possiamo trovare io sceglierei questa: l’amore è la capacità del nostro inconscio di entrare prima in contatto e poi in sintonia con l'inconscio dell'altro e la comunicazione tra i due inconsci avviene tramite un linguaggio non verbale.

Le parole, quindi, saranno il risultato di una primitiva intesa sostanziale, non la causa di essa.

Quindi amare è sentire l'altro entrare in feeling con lui, sentire che l'altro sente cosa noi sentiamo. Sembra un gioco di parole ma è proprio in questo modo che Melanie Klein si espresse per descrivere la nascita del primo affetto tra una mamma e il suo bambino.

Questo primordiale sentimento, in realtà, non è ancora amore ma piuttosto è identificabile con l'empatia e questa, come abbiamo detto, affonda le sue radici nelle prime esperienze affettive della vita e, in particolare, nelle modalità di comunicazione non verbale tra la madre e il bambino. Quest'empatia primaria con la mamma fa riconoscere al bambino che le esperienze fondamentali e le emozioni degli altri sono simili alle proprie.

Il bambino può trasmettere le sue emozioni alla mamma fin dall'inizio della vita e sono i continui contatti psichici e fisici con la madre a preparare l'apparato psichico del bambino alla comunicazione, cioè allo scambio con l'altro. La percezione, il riconoscimento e la comprensione dell'altro passa attraverso il rapporto con la madre così come la sintonia che si crea in questo rapporto· aiuta la madre ad imparare quello che il bambino le vuol trasmettere.

I bambini che avranno vissuto una fase orale in maniera naturale e non disturbata, ben nutriti di amore materno, risolveranno più facilmente le fasi successive e, da adulti, saranno persone con una buona capacità di relazionarsi, sviluppando sentimenti autentici ed empatici.

Possiamo quindi sostenere che c'è una particolare fase della vita, la fase orale, dove si colloca l'origine dell'empatia e, quindi, dell'amore che potremmo definire principe dei sentimenti in quanto è l'unico che rende umano l'uomo. Se i meccanismi di questo processo s'inceppano, se non c'è stato un legame d'amore con la mamma e se la fase orale non è risolta, il risultato sarà un uomo incapace di amare e, nei casi più gravi, tutto ciò potrà contribuire alla formazione di una psicosi - che potremmo definire come il pricipale dei disturbi psichici in quanto è l'unico che rende meno umano l'uomo, perché lo priva, appunto, della capacità empatica.

L'empatia, quindi, è la chiave per comprendere i sentimenti altrui, per sapere come si sente un altro essere umano ·e condividerne le emozioni ed è per questo che la sua presenza è fondamentale per il buon esito di qualsiasi terapia. In particolare, nella terapia psicoanalitica, se non c'è empatia non ci sarà né transfert, né controtransfert e la psicoterapia sarà inficiata sul nascere.

In analisi, infatti, il paziente ha la sensazione di essere riconosciuto, amato e profondamente compreso: tutto questo permetterà di instaurare un processo di traslazione che porterà a un legame così profondo con l'analista da diventare esso stesso uno strumento per sciogliere tutti i nodi nevrotici.

Una vera indagine richiede un impegno gravoso da ambedue le parti e, poiché non c'è una via oggettiva di conoscenza che permetta all'analista di rimanere distaccato, possiamo affermare che l'interpretazione dell'altro può sussistere solo se l'interprete si cala dentro il suo mondo e dovrà essere ben controllata dal terapeuta per non cadere in una collusione psichica che sarebbe pericolosissima per entrambi. L’identificazione dovrà essere perciò transitoria e avrà a che fare più con la qualità dei sentimenti che con la loro intensità; ciò non significa che il terapeuta non debba essere disposto a lasciarsi coinvolgere ma che deve essere anche in grado di mantenere il punto di osservazione, quindi, poter ancora regredire nell'identificazione, fondendosi con il paziente, e di nuovo tornare all'osservazione. Per fare queste regressioni, controllarle, ripeterle e di nuovo controllarle, cioè per riuscire a mantenere queste due posizioni conflittuali in equilibrio tra loro, è necessario che il terapeuta abbia non solo elasticità mentale ma anche la capacità di mantenere l'affetto per il paziente in qualsiasi momento, anche nel momento in cui lo osserva.

Tutto ciò è possibile solamente se la capacità empatica che è già presente nella personalità dell'analista perché non è una qualità che possa essere insegnata: poiché, come abbiamo già detto, l'empatia nasce dal rapporto non verbale madre-bambino, è necessario che l'analista sia in sintonia con la sua parte materna e, se questo sentimento è già presente, potrà solo lavorare sul modo per gestirlo al meglio.

Infatti, uno dei rischi legati al non controllo dell'empatia è di un eccessivo coinvolgimento: il terapeuta non riesce a distaccarsi emotivamente dal paziente e, mentre da una parte espone se stesso ad eccessive sofferenze che sono moltiplicate per il numero dei pazienti, dall'altra inficia la propria capacità di analizzare. Nei casi più gravi può indurre una dipendenza tale nel paziente che la terapia stessa può diventare manipolatoria.

L:altro importante rischio si verifica nel caso opposto, cioè nel caso in cui il terapeuta sia incapace di provare empatia: di conseguenza il suo atteggiamento sarà troppo distaccato, rigido e poco disponibile. L'analista avrà troppa paura di essere coinvolto, di calarsi nelle emozioni del paziente e di identificarsi con lui: in questo modo non riuscirà a cogliere i suoi segnali non verbali né a stabilire un contatto, né a creare l'atmosfera giusta per una buona alleanza terapeutica, cioè, in definitiva, non si svilupperà né transfert, né controtransfert.

Compito dell'analista è di aiutare il paziente a ricostruire la sua autonomia ed è appunto la capacità di amare del terapeuta a sostenerlo nella sua regressione e nella sua successiva ricostruzione.

Perciò possiamo concludere sostenendo che la capacità di amare, oltre ad essere indice di salute psichica, sia il migliore presupposto per una buona terapia e deriva dalla sintonia con la propria parte materna. La capacità di gestire l'empatia, invece, deriva da un buon equilibrio interiore. Esso consentirà all'analista di passare agevolmente dal ruolo di partecipante a quello di osservatore, che gli permetterà di muoversi nel transfert e nel controtransfert senza perdere la propria identità e la propria capacità oggettiva di analizzare. Questo equilibrio si acquisisce tramite una precedente analisi personale che abbia risolto le proprie nevrosi in modo tale che il terapeuta non trasferisca sul paziente, tramite il transfert, appunto, i propri conflitti psichici non risolti.

L'amore è un sentimento difficile da definire ma, sicuramente, è un sentimento che appartiene all'umanità più di qualsiasi altro. è anzi quello che meglio ci definisce come uomini, e la cui assenza determinerebbe il deserto nelle nostre relazioni. Tra le emozioni l'amore è quella che ci coinvolge di più, che ci mette in contatto con la nostra parte intima, ma anche con quell'altro: è il medium attraverso il quale siamo in grado di "sentire" la sofferenza dell'altro.

Nel rapporto con l'altro, e specialmente in quel rapporto particolare e intenso che viene a crearsi tra analista e paziente, la sofferenza maggiore è proprio quella di non "sentire" l'altro. Questo succede perché "l'altro" , o analista o paziente, è pietrificato nella negazione dei propri sentimenti.
Quell'uomo sta chiedendo di riscoprire il significato del suo mondo impoverito.

Ha bisogno di parole d'amore

Articolo a cura della Dottoressa Liliana Brandolese
Psicoanalista a Livorno


Dott.ssa Antonella Buonerba Psicologa, Prof.ssa di Filosofia e Scienze Umane
Salerno (SA)

declino responsabilità | privacy e cookies | codice deontologico

Iscritta all’Ordine degli psicologi della Campania n. 2635/A dal 25 maggio 2006
Laurea in Psicologia (indirizzo Psicologia clinica e di comunità)

 

AVVISO: Le informazioni contenute in questo sito non vanno utilizzate come strumento di autodiagnosi o di automedicazione. I consigli forniti via web o email vanno intesi come meri suggerimenti di comportamento. La visita psicologica tradizionale rappresenta il solo strumento diagnostico per un efficace trattamento terapeutico.

©2016 Tutti i testi presenti su questo sito sono di proprietà della Dott.ssa Antonella Buonerba
© 2016. «powered by Psicologi Italia». E' severamente vietata la riproduzione, anche parziale, delle pagine e dei contenuti di questo sito.

www.psicologi-italia.it