Psicologa, Prof.ssa di Filosofia e Scienze Umane | Salerno (SA)

Il potere della parola

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Il potere della parola

Il movimento sofistico, nato nell’antica Grecia intorno al V sec a.c., opera una vera e propria rivoluzione spirituale spostando l’asse della riflessione filosofica dalla ricerca del principio primo della natura e del cosmo all’uomo e a tutto ciò che concerne la vita dell’uomo come membro della società.

Intelligenza emotiva

Con i sofisti inizia il periodo umanistico della filosofia antica.

Si assiste alla crescente affermazione del demos e delle sue istanze, grazie anche all’afflusso massiccio di forestieri nelle polis greche e all’ ampliarsi del commercio, venendo ad evidenziarsi il problema di come si conquista la virtù politica. Tutto ciò costituisce la premessa del relativismo culturale nel senso che non vi è una verità assoluta, ma vale ciò che è più utile e perciò opportuno. Il sapiente è colui che conosce quello che è più conveniente e che sa convincere gli altri ad attuarlo. Ne deriva il principio dell’ homo mensura secondo cui si nega l’esistenza di un criterio assoluto che distingua il vero dal falso per affermare la capacità dell’uomo di misurare, con la sua ragione, la plausibilità delle sue tesi.

In questo senso, intorno ad ogni cosa, si può dire e contraddire cioè addurre ragioni che reciprocamente si annullano.

Si afferma pertanto l’arte della retorica di cui il sostenitore è il filosofo Gorgia il quale attribuisce alla parola un’autonomia quasi sconfinata perché essa non è portatrice di verità ma di persuasione, credenza e suggestione. Se quest’arte di persuadere ha una grande importanza in ambito politico e giudiziario, Gorgia ne rileva anche una valenza estetica nell’ambito poetico. Infatti egli definì l’essenza della poesia come una “ produzione di struggenti sentimenti”. La parola si sgancia da interessi pratici per la veicolare la finzione poetica che non è altro che un inganno, un’illusione di verità. “Colui che inganna, dice Gorgia, agisce meglio di chi non inganna, e colui che è ingannato e più saggio di chi non è ingannato”.

Nel pensiero socratico la parola diventa dialettica ed è legata alla scoperta della psyché come essenza dell’uomo, assume una natura etica ed educativa allo scopo di spogliare l’anima dall’illusione del sapere, di curarla, per renderla pronta ad accogliere la verità. Attraverso il dialogo Socrate scardinava le false verità per consentire al suo interlocutore di giungere alla libertà interiore, all’autodominio, alla conoscenza della vera virtù.

Quindi mentre nella poesia la parola ha un potere evocativo che, attraverso la metafora e la similitudine, ci rende parte di un’immagine, di un’emozione, in sintonia con ciò che il poeta vuole trasmettere, nella relazione terapeutica essa ci veicola nel mondo interno del paziente, ci consente di rivivere nel qui ed ora i suoi vissuti personali rendendocene partecipi. La parola si lega ed esprime le emozioni, dà ad esse voce e confine, le delinea nei loro risvolti, nelle molteplici sfumature, costituendone il contenuto un aspetto connotativo che il terapeuta deve ben tenere in mente. Essa pertanto assume un potere catartico sia in ambito prettamente  terapeutico, sia in qualsiasi altro contesto relazionale autentico la si voglia utilizzare.

La parola non rappresenta però che una piccola parte della comunicazione.

Infatti come affermano gli studiosi della comunicazione interpersonale della scuola californiana di Palo Alto, di cui il maggior esponente è Paul Watzlawick, oltre alla comunicazione verbale esiste un linguaggio paraverbale costituito dalle intonazioni, dalle inflessioni della voce, ma anche dalle pause, dal silenzio e dal riso dell’emittente. Inoltre il linguaggio non verbale, rappresentato dalla mimica facciale, dai gesti, dalla postura, dalla distanza fisica, dall’abbigliamento …, completa il processo comunicativo, anzi lo arricchisce della parte inconscia dell’individuo attraverso l’uso di configurazioni che forniscono una meta-informazione al codice verbale utilizzato.

La parola costituisce un potente mezzo a disposizione dell’essere umano, e, in qualsiasi ambito venga utilizzata, sia esso la politica, i media, la letteratura, la musica o la psicologia, può essere un’arma, se condiziona o limita la libertà dell’uomo, ma anche salvifica se rapportata alla capacità e alla volontà di creare relazioni positive e di far emergere il vero Sé nel rispetto delle singole individualità.

Dott.ssa Antonella Buonerba
Psicologa, Prof.ssa di Filosofia e Scienze Umane - Salerno (SA)


Dott.ssa Antonella Buonerba Psicologa, Prof.ssa di Filosofia e Scienze Umane
Salerno (SA)

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Iscritta all’Ordine degli psicologi della Campania n. 2635/A dal 25 maggio 2006
Laurea in Psicologia (indirizzo Psicologia clinica e di comunità)

 

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